Diego Minoia - Diego Minoia - musicista e scrittore

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Vantaggi (e danni) dell'insegnamento

Diego Minoia - musicista e scrittore
Pubblicato da in Cultura e società · 25 Maggio 2011

A distanza di qualche settimana dal termine del Corso sul melodramma da me tenuto presso l'Università Bocconi di Milano, depositatisi gli entusiasmi per l'esito e per le attestazioni di stima e interesse rilasciate dagli studenti, posso ora, a mente lucida, riflettere su un punto che più volte mi è stato sottolineato dai giovani partecipanti: perchè alla Scuola Media, l'unico segmento del percorso scolastico obbligatorio che contiene la formazione musicale svolta in modo sistematico e programmatico, nessuno ci ha parlato di questo meraviglioso mondo del melodramma?



E' una bella domanda, ed anche molto scomoda!
Perchè molti dei nostri giovani, pur avendo frequentato le lezioni di musica per due ore settimanali e per tre anni scolastici nella Scuola secondaria di primo grado (66 ore annuali, 198 ore nel triennio) non conoscono quasi nulla della Storia della musica, delle principali epoche stilistiche e dei compositori più importanti che le hanno caratterizzate?
Perchè li condanniamo all'ignoranza di una parte così importante (e così caratterizzata dall'ingegno italiano) del panorama culturale che dovrebbe essere parte essenziale di ogni cittadino del mondo?



Il discorso è stato da me più volte affrontato con il responsabile editoriale della casa editrice De Agostini, che ha pubblicato due anni fa il mio Dal vivo, Corso di musica per la Scuola media.
Il raffronto con le proposte del mercato evidenziava (ed era una tendenza in atto ormai da diversi anni) la contrazione notevole, e in alcuni casi la sparizione dai testi, della parte riguardante la Storia della Musica.
Come se questa parte, pur prevista dai Programmi ministeriali, fosse ormai un ferro vecchio obsoleto da gettare alle ortiche!
E, se allarghiamo lo sguardo alle altre discipline, il fenomeno è forse ancora più evidente.
Più volte ho sentito colleghi di lettere dire: "Io l'epica/la poesia/la grammatica non la insegno più, perchè non mi piace ... e poi ai ragazzi non interessa".
Evidentemente anche molti insegnanti di musica la pensavano (e continuano a pensarla) in questo modo.
Qui il discorso convolgerebbe la formazione degli insegnanti ed i sistemi di reclutamento, in quanto molti docenti di musica, in passato, sono entrati nella scuola senza titoli specifici e senza le minime conoscenze di base.
Se una cosa non la sai non la puoi certo insegnare e, se la sai ma l'hai studiata di malavoglia solo perchè era imposto dai programmi d'esame, tenderai a non trattare ciò che non ti è piaciuto studiare.
Se non si ama una materia è ben difficile insegnarla bene.
Vero è che nessuno è obbligato a fare il mestiere dell'insegnante ... se non gli va di trasmettere al meglio quello che sa (se lo sa).
Del resto non ci si può nascondere dietro la libertà dell'insegnante: tale libertà non implica di insegnare solo ciò che ti pare, ma ciò che è necessario per gli alunni.
Ma, tornando a noi, nel mio testo ho deciso di dedicare una parte non piccola, pur senza esagerare, alla Storia della Musica: perchè mi interessa, perchè mi piace, perchè mi piace insegnarla, perchè ritengo sia importante per gli alunni.
Alunni che, magari, sul momento non saranno tutti entusiasti di dover apprendere queste cose ma che domani, da giovani o adulti, di fronte a situazioni che comportano queste conoscenze non si sentiranno completamente ignoranti rispetto ai loro interlocutori.
E certamente non potranno dire, come mi hanno detto molti studenti della Bocconi: "Perchè il mio/la mia docente di musica della medie non mi ha mai detto nulla su tutto cio?"



Certo, i docenti che hanno trascurato la Storia della musica avranno di sicuro fatto altre cose, magari anche di ottima qualità, ma altrattanto sicuramente hanno lasciato una voragine nella cultura dei loro alunni.
Non dico che si debba dedicare tutto il tempo alla Storia della musica, neppure io lo faccio, in quanto esistono tanti altri aspetti importanti: l'apprendimento della lettura della musica, il canto, l'esecuzione strumentale individuale e di gruppo, lo sviluppo della creatività e dell'improvvisazione ...
Su 66 ore annuali e 198 triennali, però, una parte da dedicare alla Storia della musica ed all'arricchimento culturale dei propri alunni DEVE essere trovata.
Invece, da molti anni ormai, anche nella scuola è prioritario, come nella società del resto, apparire piuttosto che essere.
Ecco allora che, più che svolgere un programma vario e ben disposto nel corso dell'anno scolastico, si concentrano moltissime ore per preparare saggi e spettacoli che diventano prioritari rispetto alla trasmissione di conoscenze e cultura di lunga durata, materiale culturale spendibile per tutta una vita.
Queste attività assorbono tempi enormi e, insieme ai possibili elementi positivi (focalizzare attenzione ed impegno su un obiettivo, creare spirito di gruppo, stimolare la partecipazione ecc.) ne contengono altri meno positivi (stimolazione dell'esibizionismo,cura dell'apparire accompagnata spesso da approssimazione nella realizzazione, relativizzazione delle conoscenze a quelle strettamente necessarie per raggiungere l'obiettivo ...).
Per concludere, cari colleghi, fate pure i saggi e gli spettacoli, ma non trascurate di insegnare e trasmettere conoscenze di lunga durata.
Fate il concertino di fine anno, ma inseritelo nella programmazione annuale facendo in modo che i brani eseguiti non siano cose "altre" rispetto a quanto previsto dai vostri programmi, ma siano invece semplicemente la proposizione ad una platea di una piccola parte del tanto lavoro svolto nel corso dell'anno scolastico.
Se non è possibile far ciò, piuttosto, non fate il concertino di fine anno, come anche a me è capitato qualche volta di fare.
In fin dei conti ... non l'ha mica ordinato il dottore!

Copyright 2011 Diego Minoia



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