Cultura e società - Diego Minoia Blog - Diego Minoia - musicista e scrittore

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A proposito di 4.33 di Cage

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Tags: musicasilenziocageprovocazione

Riprendo da una discussione del gruppo Amanti musica classica su Linkedin un argomento che ho già in passato trattato ma con taglio diverso: la composizione 4.33 di John Cage.
Ecco il filmato della versione per orchestra:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=hUJagb7hL0E


Considero fuori luogo le gags del Direttore, che dimostra così di non aver capito il senso dell'operazione di Cage che, qualunque fosse, di certo non voleva essere un modo semplice per far ridere il pubblico con trovatine da avanspettacolo.
Se avesse capito il senso dell'operazione del compositore non solo non si sarebbe lasciato andare a trovate di bassa lega, ma se ne sarebbe uscito dalla sala al termine del brano senza alcun tipo di comportamento tradizionale tipico delle sale da concerto al termine di un'esecuzione.
Il titolo Il silenzio è un'indicazione precisa, come precisi sono i 273 secondi corrispondenti allo zero assoluto.


La valorizzazione dei rumori della sala, involontari come i colpi di tosse o volontari come i mormorii di stupore (dopo un certo lasso di tempo di inattività del pianista o dell'orchestra) o gli improperi (da parte di chi si sentì preso per i fondelli) sono il cuore della provocazione dell'autore.
Proprio per questo aggiungo che, se anche il pubblico avesse capito il messaggio, forse non avrebbe dovuto applaudire, continuando a meditare in silenzio sul messaggio ricevuto (ma forse anche l'applauso può rientrare nei fenomeni sonori che "diventano" la composizione di Cage).

Un ulteriore spunto di analisi, da una diversa angolazione, potrebbe essere riflettere su cosa succede agli "esecutori" del brano.
Cosa pensano durante i 273 secondi?
Qualcuno rifletterà certamente sul senso dell'opera in modo partecipato mentre altri, altrettanto certamente, saranno imbarazzati dalla situazione (nelle inquadrature si nota come qualcuno faccia fatica a trattenere un sorriso) o penseranno ai fatti loro.
A questo proposito mi sovviene quanto diceva il mio insegnante di musica alle scuole medie (allora la materia era facoltativa), trombonista dell'orchestra della Scala, a proposito delle musiche aleatorie che in quel periodo venivano eseguite anche da quell'orchestra.
Secondo i suoi racconti nei momenti di alea alcuni strumentisti cercavano di "creare" eventi sonori legati in qualche modo (almeno secondo la loro interpretazione) al materiale musicale creato dal compositore mentre altri suonavano la prima cosa che veniva loro in mente, a volte addirittura tratta dal repertorio tradizionale se non addirittura dalla musica popolare.
Ecco così che nel bel mezzo di una fase aleatoria di musica contemporanea, nascosti in mezzo alla cacofonia generata dalla combinazione simultanea di molti strumenti, si sarebbero potuti distinguere frammenti della Marcia trionfale dell'Aida suonati da una tromba piuttosto che Quel mazzolin di fiori proposto da qualche clarinettista appena tornato da un fine settimana in montagna con gli amici.
Se Cage ci ha spinto , con i suoi lavori, a riflettere anche su questi aspetti del "fare musica" la sua opera non è stata vana.

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La musica rende "anche" mentalmente più giovani

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Tags: musicaintelligenzacervelloneuroni

Da alcuni anni, periodicamente, leggiamo sui quotidiani e online articoli che riferiscono di ricerche scientifiche internazionali che hanno mostrato l'importanza del "fare musica" per la crescita intellettiva dei giovani (ma questo vale per tutti, aggiungo io).
Studi durati vent'anni in Canada, negli USA e in Scandinavia hanno dimostrato come gruppi di bambini in età scolastica e dediti ad attività formative supplementari (musica, informatica, teatro) abbiano mostrato vari gradi di incremento del QI (quoziente intellettivo).

Sottoposti infatti a test specifici periodici per tutta la durata dei pluriennali esperimenti, tutti i ragazzi dediti a queste attività aggiuntive rispetto al percorso scolastico, si sono mostrati mediamente più intelligenti (incremento del QI) dei pari età che seguivano semplicemente i normali corsi scolastici.
Tra i gruppi sottoposti a controllo (che praticavano, lo ripeto, musica, informatica e teatro) quelli con i maggiori incrementi nelle prestazioni intellettive si sono rivelati proprio quelli musicali.


Ora scopriamo (inserto domenicale del Sole 24 ore del 5 febbraio 2012) che fare musica mantiene giovane la mente.
Si tratta di uno studio della Northwestern University, pubblicato sul Journal Neurobiology of Aging, dal quale risulta che la musica mantiene giovane la mente.

Sottoponendo a misurazione le risposte automatiche del cervello agli stimoli gruppi caratterizzati (musicisti giovani ed anziani, non musicisti giovani ed anziani) è risultato che i tempi di risposta dei musicisti anziani non sono significativamente diversi rispetto a quelli dei giovani non musicisti, mentre invece sono migliori rispetto ai coetanei non musicisti.
Che la musica "faccia bene" lo sapevano anche gli antichi sciamani tribali.
Ora ne abbiamo ulteriori, continue, conferme.
A chi chiedesse l'utilità dello studio musicale, nella vita e nella scuola, oltre alle molte risposte che già siamo abituati a fornire ora possiamo aggiungere anche questa.

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Vantaggi (e danni) dell'insegnamento

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A distanza di qualche settimana dal termine del Corso sul melodramma da me tenuto presso l'Università Bocconi di Milano, depositatisi gli entusiasmi per l'esito e per le attestazioni di stima e interesse rilasciate dagli studenti, posso ora, a mente lucida, riflettere su un punto che più volte mi è stato sottolineato dai giovani partecipanti: perchè alla Scuola Media, l'unico segmento del percorso scolastico obbligatorio che contiene la formazione musicale svolta in modo sistematico e programmatico, nessuno ci ha parlato di questo meraviglioso mondo del melodramma?



E' una bella domanda, ed anche molto scomoda!
Perchè molti dei nostri giovani, pur avendo frequentato le lezioni di musica per due ore settimanali e per tre anni scolastici nella Scuola secondaria di primo grado (66 ore annuali, 198 ore nel triennio) non conoscono quasi nulla della Storia della musica, delle principali epoche stilistiche e dei compositori più importanti che le hanno caratterizzate?
Perchè li condanniamo all'ignoranza di una parte così importante (e così caratterizzata dall'ingegno italiano) del panorama culturale che dovrebbe essere parte essenziale di ogni cittadino del mondo?



Il discorso è stato da me più volte affrontato con il responsabile editoriale della casa editrice De Agostini, che ha pubblicato due anni fa il mio Dal vivo, Corso di musica per la Scuola media.
Il raffronto con le proposte del mercato evidenziava (ed era una tendenza in atto ormai da diversi anni) la contrazione notevole, e in alcuni casi la sparizione dai testi, della parte riguardante la Storia della Musica.
Come se questa parte, pur prevista dai Programmi ministeriali, fosse ormai un ferro vecchio obsoleto da gettare alle ortiche!
E, se allarghiamo lo sguardo alle altre discipline, il fenomeno è forse ancora più evidente.
Più volte ho sentito colleghi di lettere dire: "Io l'epica/la poesia/la grammatica non la insegno più, perchè non mi piace ... e poi ai ragazzi non interessa".
Evidentemente anche molti insegnanti di musica la pensavano (e continuano a pensarla) in questo modo.
Qui il discorso convolgerebbe la formazione degli insegnanti ed i sistemi di reclutamento, in quanto molti docenti di musica, in passato, sono entrati nella scuola senza titoli specifici e senza le minime conoscenze di base.
Se una cosa non la sai non la puoi certo insegnare e, se la sai ma l'hai studiata di malavoglia solo perchè era imposto dai programmi d'esame, tenderai a non trattare ciò che non ti è piaciuto studiare.
Se non si ama una materia è ben difficile insegnarla bene.
Vero è che nessuno è obbligato a fare il mestiere dell'insegnante ... se non gli va di trasmettere al meglio quello che sa (se lo sa).
Del resto non ci si può nascondere dietro la libertà dell'insegnante: tale libertà non implica di insegnare solo ciò che ti pare, ma ciò che è necessario per gli alunni.
Ma, tornando a noi, nel mio testo ho deciso di dedicare una parte non piccola, pur senza esagerare, alla Storia della Musica: perchè mi interessa, perchè mi piace, perchè mi piace insegnarla, perchè ritengo sia importante per gli alunni.
Alunni che, magari, sul momento non saranno tutti entusiasti di dover apprendere queste cose ma che domani, da giovani o adulti, di fronte a situazioni che comportano queste conoscenze non si sentiranno completamente ignoranti rispetto ai loro interlocutori.
E certamente non potranno dire, come mi hanno detto molti studenti della Bocconi: "Perchè il mio/la mia docente di musica della medie non mi ha mai detto nulla su tutto cio?"



Certo, i docenti che hanno trascurato la Storia della musica avranno di sicuro fatto altre cose, magari anche di ottima qualità, ma altrattanto sicuramente hanno lasciato una voragine nella cultura dei loro alunni.
Non dico che si debba dedicare tutto il tempo alla Storia della musica, neppure io lo faccio, in quanto esistono tanti altri aspetti importanti: l'apprendimento della lettura della musica, il canto, l'esecuzione strumentale individuale e di gruppo, lo sviluppo della creatività e dell'improvvisazione ...
Su 66 ore annuali e 198 triennali, però, una parte da dedicare alla Storia della musica ed all'arricchimento culturale dei propri alunni DEVE essere trovata.
Invece, da molti anni ormai, anche nella scuola è prioritario, come nella società del resto, apparire piuttosto che essere.
Ecco allora che, più che svolgere un programma vario e ben disposto nel corso dell'anno scolastico, si concentrano moltissime ore per preparare saggi e spettacoli che diventano prioritari rispetto alla trasmissione di conoscenze e cultura di lunga durata, materiale culturale spendibile per tutta una vita.
Queste attività assorbono tempi enormi e, insieme ai possibili elementi positivi (focalizzare attenzione ed impegno su un obiettivo, creare spirito di gruppo, stimolare la partecipazione ecc.) ne contengono altri meno positivi (stimolazione dell'esibizionismo,cura dell'apparire accompagnata spesso da approssimazione nella realizzazione, relativizzazione delle conoscenze a quelle strettamente necessarie per raggiungere l'obiettivo ...).
Per concludere, cari colleghi, fate pure i saggi e gli spettacoli, ma non trascurate di insegnare e trasmettere conoscenze di lunga durata.
Fate il concertino di fine anno, ma inseritelo nella programmazione annuale facendo in modo che i brani eseguiti non siano cose "altre" rispetto a quanto previsto dai vostri programmi, ma siano invece semplicemente la proposizione ad una platea di una piccola parte del tanto lavoro svolto nel corso dell'anno scolastico.
Se non è possibile far ciò, piuttosto, non fate il concertino di fine anno, come anche a me è capitato qualche volta di fare.
In fin dei conti ... non l'ha mica ordinato il dottore!

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Cartolina da Vienna /2 : Wiener Staatsoper

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Nella precedente Cartolina da Vienna ho parlato del Muskverein e del fatto che offrono spettacoli quotidiani e, in alcune occasioni, anche due o tre scelte in orari diversi della stessa giornata.
Se qualcuno pensa che questa sia un'eccezione a Vienna si sbaglia di grosso.
Basta andare a vedere il sito del Wiener Staatsoper, uno dei tre grandi teatri cittadini e probabilmente il più famoso.



Chi passeggia nel centro di Vienna non può fare a meno di notarlo: infatti si affaccia sul Ring, il famoso anello stradale che circonda l'antico centro cittadino, e sulla piazza da cui parte la strada pedonale che porta al Duomo di S. Stefano.
Ogni giorno un diverso spettacolo, tra opera, balletto, jazz, opere per bambini ... una vera pacchia per i musicofili.
Si potrebbe dire: "Ok, ma ti serve il portafoglio a fisarmonica (per rimanere in ambito musicale) per poterti permettere tutto il ben di Dio che viene offerto da questa istituzione culturale".



Certo, come in tutti i teatri ci sono posti molto costosi ed altri più abbordabili.
Sempre dal sito, sul quale si possono acquistare i biglietti (ma solo se lo fate con largo anticipo perchè gli spettacoli registrano il "sold out" praticamente per ogni sera), si viene a sapere che i prezzi variano da Euro 192/130 per le poltronissime, fino a 11/10/8 euro per i posti più economici.
Ma c'è un particolare che distingue questo Teatro dagli altri: prevede per ogni spettacolo circa 200 posti "in piedi" venduti a prezzi stracciati, 3 o 4 euro.
Lo so, anche alla Scala ci sono gli ingressi a 12 euro, ma per averli ci si deve sottoporre a lunghe code all'esterno della biglietteria senza alcun comfort nè certezza di ottenere l'agognato ingresso.



Allo Staatsoper le cose vanno diversamente: mezz'ora prima dell'inizio dello spettacolo si apre l'apposita biglietteria, all'interno del teatro, con un percorso a labirinto che evita furberie (anche se in Austria difficilmente qualcuno potrebbe pensare di fare il furbo) e in modo estremamente veloce frotte di giovani e melomani con i loro 3 euro in mano ottengono la possibilità di assistere allo spettacolo.
3 euro, il costo di un the in un bar!
E poi, una volta saliti in galleria, ci sono i posti in piedi accuratamente predisposti per fare in modo di poter gustare lo spettacolo: una balaustra imbottita e in velluto rosso consente di appoggiare le braccia riducendo al minimo la stanchezza, un gradone posteriore permette di sedersi se affaticati, un display posto in alto sopra ogni posto (anche quelli in piedi) permette di seguire i contenuti letterari.
Sarà un caso se in sala erano presenti moltissimi giovani, silenziosi, educati, attenti?
Meditate, gente, meditate!

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Cartolina da ... Vienna, la città della musica

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Che Vienna sia stata la città della musica non è una novità per nessuno che ami l'arte dei suoni.
Basta fare un semplice elenco dei musicisti che hanno abitato e fatto musica nella capitale asburgica tra il 1750 e il 1950: Haydn, Mozart, Salieri, Beethoven, Schubert, Strauss, Mahler, Bruckner,Schoenberg, Berg, Webern ...
E non ho citato che i nomi di coloro che hanno lasciato segni profondi nella Storia della Musica.
E oggi? Come si pone oggi Vienna nei confronti della musica?



Beh, come spesso accade il confronto tra le grandi città estere e quelle italiane, per quanto riguarda l'offerta culturale (e specificamente musicale) è quasi mortificante.
La musica è dappertutto.
Nei luoghi deputati, sale da concerto e teatri, e nei luoghi storici come per esempio il Palazzo di Schoenbrunn.
E' vero, a volte si tratta di offerta ... diciamolo pure, turistica.
Ogni giorno ci sono concerti di musiche "facili" e famose fatti apposta per i turisti che invadono in ogni stagione la capitale austriaca.
Le vie centrali della città sono percorse da "promotori musicali" in veste storica e con cappello a tricorno che propongono ai turisti intenti a guardare le vetrine dei negozi o appena usciti dal Palazzo imperiale Hofburg di acquistare i biglietti per il tal concerto o per il tal altro.
In tempi di marketing sfrenato anche la musica evidentemente si è adeguata.
Non sono forse i viennesi gli inventori di quella tradizione, ormai divenuta di fama mondiale, dei Concerti di Capodanno eseguiti dai Wiener Philarmoniker dalla Sala grande del Musikverein?



Del resto se si fanno concerti vuol dire che c'è lavoro per molti musicisti ... e passeggiando per Vienna mi è capitato varie volte di incontrare persone con custodie di violoncelli e violini.
Ma,a parte i concerti "facili" per i turisti, l'offerta di musica di grande qualità non manca di certo.
Oltre al Musikverein (oggi 16 gennaio 2011, propone due concerti: ore 11 Agathes Wunderkoffer; ore 19.30 Ingo Metzmacher) c'è anche il Konzerthaus (oggi 16 gennaio 2011, propone quattro concerti: ore 10 e ore 17 per il Festival Resonanzen, ore 19.30 Wiener Symphoniker con Ivo Pogorelich al pianoforte, ore 19.30 Rinaldo alessandrini al calvicembalo).



In quale città italiana possiamo trovare istituzioni concertistiche che operano ogni giorno con offerte multiple in orari diversi?
Non è questo un buon modo per diffondere la cultura e l'amore per la musica dando a più persone la possibilità di accedere a questo mondo speciale di emozioni e pensieri?
Ma c'è molto altro da dire su Vienna e la musica.
Sarà argomento di una successiva cartolina.

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Un pensiero forte e deciso

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Oggi voglio prendere in prestito l'intervento che Marco Lodoli, il professore/scrittore, ha scritto per la rubrica settimanale che tiene sul portale www.tiscali.it.
Forse alcuni dei lettori di questo blog non hanno ancora avuto occasione di leggere gli interventi di Lodoli, spesso incentrati su scuola e società, a volte (a mio avviso) un po' troppo buonisti, altre volte pungenti e ficcanti come quello che vi propongo.
Forse anche Lodoli, come tutti i docenti, risente non tanto della sua situazione emotiva generale quando scrive quanto di ciò che la mattinata in aula gli riserva.
Io l'ho letto in una classe terza media piuttosto problematica, questa mattina in apertura della lezione, senza fare troppi commenti.
Mi pare che diversi studenti abbiano capito il senso di quanto Lodoli sostiene ... e che io vado ripetendo, a loro ed a tutti i miei alunni, da molti anni.
Ma sentirsi dire certe cose con parole diverse, da persone diverse, che non siano i loro insegnanti o i genitori (per i quali esiste una ovvia posizione di più o meno velata prevenzione generazionale), forse può essere utile.
Almeno la lettura è stata ascoltata con silenzio e attenzione e, forse, qualcuno, avrà approfittato dell'occasione per meditare sui comportamenti sociali propri e dei compagni.
Vedremo ... nel frattempo vi riporto l'articolo di Lodoli:

Basta con la solita scusa: "Sono fatto così": non siamo spettatori ubriachi di quel che ci accadedi Marco Lodol

Da bravo professore, mi piacerebbe di tanto in tanto proporre ai nostri lettori qualche poesia importante, che sappia concentrare in pochi versi un ragionamento complesso, difficile o forse impossibile da affrontare con strumenti puramente razionali. E vorrei cominciare con un componimento della Szymborska, grande poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996; il nome è astruso, ma le parole sono chiare ed entrano dritte per dritte nel cuore del problema che oggi affrontiamo: il gigantismo dell’io, questa ipertrofia patologica, questo narcisismo debordante, questo senso di irresponsabilità teatrale e totale per cui la colpa è sempre degli altri.Bisogna ritornare a un sano sentimento di partecipazione alla vita, e dunque di responsabilità: se le cose vanno male è anche colpa mia, se le cose vanno bene è anche merito mio. Non siamo spettatori ubriachi, non possiamo solo suonare le trombette dell’indifferenza, fingere che noi non c’entriamo niente, che eravamo qui per caso, governo ladro, mondo boia, vita infame. Allora, la poesia di Wislawa Szymborrska ha un titolo scandaloso: “Lode della cattiva considerazione di sé”. Forse non bisogna eccedere nel delirio di indegnità, nei castranti sensi di colpa, ma l’adultità ci chiama, non dobbiamo rimanere – come questo tempo vorrebbe – dei ragazzetti spensierati che fischiettano sul bordo dell’abisso. Leggiamo queste parole taglienti:La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle loro azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
Vivono come vivono e ne sono contenti.Il cuore dell’orca pesa cento chili
Ma sotto un altro aspetto è leggero.Non c’è nulla di più animale
Della coscienza pulita
Sul terzo pianeta del Sole.Ecco la riflessione in versi da cui ripartire, senza accampare scuse, senza far finta di niente. Non sopporto più chi ripete noiosamente: che ci volete fare, sono fatto così. Cioè, sono una carogna, un cinico, un figlio di buona donna e non voglio cambiare. Mi piaccio. Mi guardo allo specchio, mi pettino il ciuffo malandrino e mi piaccio tanto. Pazienza se qualcuno soffre, se la mia famiglia soffre, se il mio paese va a rotoli, se aggiungo fiele e merda alla vita. Io mi piaccio, son fatto così. Ecco, queste persone sono come gli animali, come i tafani e gli sciacalli, che non possono deviare dal loro destino. Sono parte comodissima del regno animale. Sono la nostra rovina. E’ ora di rialzare la testa dal truogolo, di grugnire meno. E’ ora di crescere, cambiare, agire bene. Basta spulciarsi ridendo nell’angolo dove nessuno ci vede, basta pisciare dove capita, basta sporcare la vita.


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Bon jour, bon mois, bon an

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Ciao a tutti
Riprendo la pubblicazione di post sul mio blog con un augurio musicale particolare.
Lo prendo in prestito da Guillaume Dufay (1397-1474) uno dei principali rappresentanti della Scuola franco-fiamminga, che rappresenta anche una delle linee di congiunzione tra quest'ultima e le successive Scuole italiane rinascimentali.



Dufay infatti fu attivo presso la Corte dei Malatesta a Rimini, quindi a Roma come cantore papale e in seguito presso le Corti di Torino, Firenze e Bologna.
Il frammento sonoro che allego a questo post è la parte finale di Bon jour, bon mois, bon an, composto da Dufay probabilmente nel 1430 come regalo al suo protettore, probabilmente all'epoca il Duca di Savoia, per festeggiare il primo giorno dell'anno.
La traduzione del testo recita: Buon giorno, buon mese, buon anno e bei regali vi doni chi tutto tiene in suo potere: ricchezza, onore, salute, gioia senza fine, buona fama, belle dame, buon vino per mantenere il corpo sano.

Che altro aggiungere? Più di così non saprei augurarvi.

Informazioni più approfondite su questo brano sono reperibili nella Scheda d'ascolto ad esso riservata nel mio Corso di musica Dal vivo
, Volume B pag.144 (Edizioni De Agostini).

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I miei auguri ... musicali

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Il mio blog chiude il suo primo anno di attività.
Con 61 post su argomenti diversi ma, spero, utili e interessanti per chi si occupa di musica.
A tutti, amici, corrispondenti, musicisti, operatori culturali, i miei più sinceri auguri al seguente link: http://www.diegominoia.it/auguri_2010.html






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http://www.diegominoia.it/presentazione-4.html




A slum symphony - Allegro crescendo

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Forse non tutti hanno avuto la possibilità di vedere A slum symphony, trasmesso meritoriamente sabato 11 dicembre da Rai 3.



Si tratta di un docu-film prodotto e diretto da Cristiano Barbarossa che, nel corso di cinque anni, ha seguito le vicende, le difficoltà e i successi di alcuni ragazzi partecipanti al Sistema delle Orchestre infantili e giovanili "inventate" e diffuse in Venezuela negli ultimi trent'anni dal M° José A. Abreu Anselmi.
Ragazzini che abitano in baraccopoli fatiscenti o in barrios dominati dalla violenza e dalla criminalità che vengono "salvati" e portati a crearsi speranza e futuro attraverso lo studio e la pratica musicale (il tutto fornito gratuitamente).
Partito agli inizi degli anni '70 con un pugno di ragazzini presi per strada, Abreu oggi può contare su 157 orchestre, ognuna delle quali costituisce la punta di diamante di altrettante scuole di musica (e di vita) diffuse in tutto il paese sudamericano e che raccolgono un numero sempre crescente di ragazzi: 125000 nel 2004, 300000 nel 2010, con l'obiettivo di raggiungere il milione entro pochi anni.



L'esperienza ha poi coinvolto, in anni più recenti, anche famosi direttori d'orchestra (tra i più attivi il nostro Claudio Abbado) che hanno diretto concerti in tutto il mondo di selezionati allievi.
Un documento visivo, sonoro, umano da vedere e far vedere (soprattutto nelle nostre scuole, ai nostri ragazzi così spesso demotivati dal benessere).
Attenzione però a non mitizzare questo tipo di esperienza e di approccio perchè così facendo si allontanerebbe da noi e dalla nostra realtà.
Certo, nella maggior parte delle nostre scuole abbiamo ragazzi che vivono in case decorose, con famiglie magari superficiali o assenti ma certamente lontane dal trasmettere valori legati alla violenza o alla delinquenza.
Nonostante questo il compito dell'insegnante, e in particolare dell'insegnante di musica (ancora troppo spesso considerato un docente di serie b) non è certo dei più agevoli.
Certi approcci che vengono visualizzati in A slum symphony, prima ancora che musicali più propriamente di ascolto e assistenza sociale, sono necessari (e di frequente utilizzo) anche nelle nostre classi.



I messaggi che il documentario ci propone sono molti e di diversa tipologia: tutti possono fare musica, per progredire nella musica serve passione e impegno, impegno e passione vengono sempre ricompensati dalla soddisfazione di raggiungere obiettivi sempre più alti, la musica cambia sempre la vita di chi le si avvicina (che ci si fermi al dilettantismo o si prosegua fino a farne una professione).
Tutti questi messaggi sono validi in Venezuela ma anche in Italia, solo che nel paese sudamericano la musica può voler dire evitare di diventare un delinquente e finire ammazzato o in galera ... ma anche la possibilità di avere una speranza per il futuro, un lavoro come musicista o docente ...
Da noi certe "molle psicologiche" sono più difficili da far scattare perchè le condizioni economiche e sociali sono migliori e si sa ... la pancia piena rende pigri.
Ma il lavoro di ogni singolo docente delle nostre scuole è un seme gettato nel terreno del futuro.
Questo dovrebbero capire coloro che denigrano così spesso chi lavora nell'istruzione, coloro che pensano che la cultura non è importante, coloro che tagliano i finanziamenti alle scuole e ai teatri ...
Il lavoro trentennale di "semina" posto in essere da Abreu in Venezuela ha già portato i suoi numerosi frutti.



Perchè non si considera che la stessa cosa, mutatis mutandis,la fanno anche da noi migliaia di insegnanti?
Tra l'altro, senza voler sminuire l'originalità del metodo Abreu, noi in Italia siamo stati forse i primi a creare ed applicare quella metodologia.
Alla fine del '500 a Napoli erano attivi ben quattro Conservatori di musica, frequentati prevalentemente da ragazzi orfani o poveri (ma la stessa cosa avveniva anche in altre città italiane, basti pensare alle "ragazze" della Pietà che suonavano le musiche di Vivaldi nel '600 veneziano).
Da quei Conservatori uscirono schiere di musicisti (strumentisti, cantanti, compositori) che resero possibile la nascita di quella Scuola napoletana che tanto segnò la Storia della musica in Italia e in Europa, aprendo la strada all'opera buffa, alla moderna tecnica strumentale della tastiera, al bel canto  ecc.
Insomma, alla fine pare che l'antica saggezza contadina (che dovrebbe tornare ad essere praticata in questo mondo troppo proteso verso velleitarie crescite consumistiche) sia ancora valida: per raccogliere bisogna prima lavorare sodo, seminare e curare il terreno.
Poi i frutti arrivano, sempre.

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E qualcuno li chiama ancora telefonini !!

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Sia chiaro, non sono uno della già troppo folta schiera dei maniaci del cellulare ultimo modello (ne abbiamo in Italia più che nel resto del mondo di questi che devono avere lo smart-phone più accessoriato e poi neanche sanno usarlo per le sue potenzialità).
La cosa mi ha divertito perchè da una parte è una (relativamente) nuova modalità di farsi conoscere grazie alla tecnologia ed ai social networks, dall'altra perchè mostra comunque modalità di uso dello smart-phone legate alla musica.
Ovvio che con un computer si può fare di più e meglio a livello di produzione musicale, ma la qualità del prodotto finale dipende anche dalle esigenze di chi fa musica: un compositore oggi può utilizzare questi attrezzi tecnologici, dallo smart-phone al netbook fino al "vecchio" PC portatile, per comporre mentre è in un rifugio di montagna (è finita l'epoca in cui Ludwig van Beethoven si appuntava le idee musicali sui tovaglioli delle taverne che frequentava), un produttore può buttar giù una demo con un arrangiamento durante un lungo viaggio in treno, un giovane appassionato di musica può provare a creare le sue musiche ecc.
Non si capisce di cosa sto parlando?
Va bene, dai un'occhiata qui: http://www.youtube.com/watch?v=19KBAcJ53ak


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Insetti, mucche e ... musicisti

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"Se domani tutta l'umanità si estinguesse, nessun insetto ne risentirebbe, tranne i pidocchi! "
L'affermazione, ripresa dal Venerdi di Repubblica, è di Edward O. Wilson, biologo presso l'Università di Harward.
Concetti come quelli sottoposti alla nostra attenzione dallo scienziato americano possono  forse irritare qualcuno, ma credo che andrebbero pubblicati settimanalmente, a turno, su tutti i quotidiani nazionali (con particolare sottolineatura nelle pubblicazioni lette dai politici e, in generale, dai cosiddetti "VIP" più o meno presunti).
Ogni tanto una sana iniezione di realismo e di umiltà fa bene ad un genere umano che si è ormai troppo allontanato dalla natura, illuso di esserne il Signore e Padrone (salvo poi sopportarne le ritorsioni come se fossero cattiverie gratuite della stessa).
Ma non è di questo che voglio parlare oggi.
Proviamo ad allargare un po' la prospettiva proposta da Wilson agli altri animali.
Chiediamoci se scomparissero improvvisamente ... che so, le galline, o le mucche, che impatto avrebbe la cosa sull'umanità.
Certo, si potrebbe sopravvivere comunque, ma non certo come ora.
La scomparsa dei bovini vorrebbe dire niente più latte a colazione,niente più formaggi a pranzo e cena, niente più gelati a merenda ecc. ecc.
La quantità di alimenti quotidiani in cui è presente il latte o qualche suo derivato è enorme (chiedetelo a qualcuno che ha un'intolleranza verso quei componenti).
E se allargassimo l'indagine alle categorie umane?
Già la provocazione è stata lanciata quando le organizzazioni contrarie alla discriminazione degli stranieri hanno proposto lo "sciopero" degli immigrati.
La nostra società si fermerebbe in molti settori se badanti, operai, infermieri immigrati sparissero da un giorno all'altro.
E se invece si estinguessero improvvisamente i musicisti?
Ci pensate alla presenza nella nostra vita quotidiana della musica?
Sono ben pochi i momenti in cui non sia presente: al supermercato, in ascensore, nelle sale d'attesa, in aeroporto e nelle stazioni ... per non parlare della radio e della televisione!
Riuscite ad immaginare un mondo senza la musica, e senza i musicisti che la pensano e la producono?
Forse sarebbe il caso di iniziare a valutare l'importanza delle esistenze non in base ai criteri fino ad ora utilizzati (potere, ricchezza, esteriorità ecc.) ma in base all'apporto che ogni persona o categoria fornisce nell'economia della vita.
Ecco ... forse questa potrebbe essere la vera Rivoluzione del XXI secolo.

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Buone vacanze

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Cari amici e lettori
l'epoca delle vacanze è arrivata e anche questo blog si prende una pausa estiva.
Mi auguro che gli argomenti trattati siano stati di qualche utilità per i lettori ed abbiano fornito stimoli per le loro attività.
Auguro a tutti una buona estate e vi aspetto a settembre, quando il blog riprenderà i suoi aggiornamenti.
Quanto a me avrò un'estate piena di lavoro: una nuova composizione per chitarra, un nuovo libro di argomento musicale da terminare per l'autunno, un nuovo romanzo avviato e da completare ...
A settembre dunque e, come sempre, buona musica a tutti!

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Aperto 2010 [fare arte in Valle _ art on the border

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Aperto 2010
[fare] arte in Valle _ art on the border      Workshops and artistic journeys

Erbanno (Darfo Boario Terme -  BS)
26 giugno 2010 - 30 agosto 2010
Antico cimitero di San Martino - Chiesa di S. Gottardo

Franca Ghitti - Installazioni permanenti

Diego Minoia - Transla(c)tions
creazioni musicali ispirate alle installazioni

Con il patrocinio di:
Ministero per i Beni e le Attività culturali
Direzione Regionale per i Beni Culturali della Lombardia
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia
Distretto Culturale di Valle Camonica

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Cartolina da ... Firenze

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Sabato 1° maggio 2010
Bellissima giornata primaverile, sole caldo e brezza rinfrescante.
Firenze è piena di turisti provenienti da ogni parte del mondo e da un buon numero di turisti italiani che approfittano del fine settimana per un tuffo nell'atmosfera unica della città e per apprezzare le opere d'arte che i musei cittadini offrono.
Un esempio positivo, per iniziare.
Museo Nazionale del Bargello, tradizionalmente chiuso il 1° maggio, è invece aperto e per di più con ingresso al costo di 1 euro (invece del comunque popolare costo di 4 euro).
Tutte le sale dello splendido edificio duecentesco, inizialmente sede del Capitano del Popolo e poi del Podestà, sono piene di visitatori interessati e curiosi.
Chi voleva visitare questo museo è contento di poterlo fare grazie all'apertura straordinaria, chi  non aveva inizialmente questa intenzione forse è stato stimolato ad entrare dal biglietto ridottissimo a 1 euro.
Sta di fatto che gli uni e gli altri hanno gioiosamente scoperto lo splendido cortile e le varie sale ai due piani superiori nelle quali hanno potuto ammirare opere d'arte che hanno fatto la Storia dell'Arte (come i David di Donatello, uno marmoreo giovanile e l'altro bronzeo della maturità artistica,le terrecotte invetriate dei Della Robbia,e molto altro ).
Un secondo esempio: Palazzo Medici Riccardi
Anche questo Palazzo-Museo era meritoriamente aperto nel giorno della Festa dei lavoratori.
A differenza del Bargello però il costo del biglietto era di 7 euro (4 il ridotto se soci Touring Club, Aci, o ... presentando un biglietto, anche usato del servizio di trasporti pubblici cittadini).
Il palazzo, sede anche degli uffici della Provincia di Firenze, era pressochè deserto.
Due custodi chiacchieravano alla biglietteria, altri due facevano la stessa cosa seduti in una sala del piano superiore... visto che i visitatori erano, in quel momento, non più di 6/7.
Certo, visitare un museo semideserto è bellissimo.
Ci si può soffermare senza fretta ad ammirare ciò che ci piace, a leggere i cartelloni informativi sulle sale e sulle opere contenute in esse, e soprattutto, nello specifico, abbiamo potuto sostare ben oltre i 7 minuti previsti nella straordinaria Cappella dei Magi affrescata da Benozzo Gozzoli.
Rimane però da valutare se valga la pena, per lo Stato e per la diffusione della cultura, avere dei musei pieni di gente grazie a biglietti a prezzi popolari oppure musei semivuoti con biglietti a prezzo pieno.
Un'ultima, amara, constatazione, che vale purtroppo per tutti i musei italiani.
Si dice sempre che si vuole diffondere la cultura, che gli insegnanti sono fondamentali per questa trasmissione, tanto è vero che si prevede per loro un obbligo di aggiornamento continuo e di autoaggiornamento.
Bene ... in Italia (non è così nel resto del mondo, neppure in Turchia dove, grazie alla scritta Insegnante contenuta nella mia carta d'identità sono entrato in tutti i musei e luoghi archeologici a prezzo ridotto) non sono previste riduzioni per gli insegnanti.
Per i soci Touring Club e Aci si, le riduzioni sono previste, per gli insegnanti no.
Nel caso specifico la cosa che mi ha colpito di più è stata la constatazione che persino il possessore di un biglietto dell'autobus, anche usato, viene considerato meritevole della riduzione ... diversamente da un insegnante.

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E gli alberi di Abbado a Milano?

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Non voglio prendermi meriti che non ho.
Prevedere il futuro, in Italia, è abbastanza facile ... quando si parla di impegni che hanno a che fare con la politica.
Del resto fu proprio uno dei politici italiani di più lungo corso, il democristiano Giulio Andreotti, pluripresidente del Consiglio nell'epoca della Prima Repubblica a dichiarare: "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca".
A parte il fatto che questa massima era già applicabile ai politici di allora, certo quelli attuali stanno facendo di tutto per farci rimpiangere quella classe politica che, in mezzo a tanti intrallazzatori e faccendieri, poteva anche annoverare qualche galantuomo e un certo numero di onesti eletti dal popolo.
Nel chiudere il mio post del 4 marzo 2010 intitolato Claudio Abbado e gli alberi a Milano,  scrivevo: "Tutto è quindi pronto e la parte "business" è già perfettamente oliata: stabilite le date dei concerti, le date delle prevendite, i prezzi per le varie tipologie di posti. Quello che manca ... sono i soldi per gli alberi. A parte le solite italiche discussioni e contrapposizioni (gli alberi in Duomo si, gli alberi in Duomo no) ancora non si sa se e quando ci saranno i 2.200.000 euro necessari per piantare gli alberi. Vuoi vedere che come al solito si tira tardi con sterili discussioni fino a giugno, poi si fanno i concerti e il resto (gli alberi) finisce in cavalleria?"
Beh, l'unico errore nella mia previsione sono stati i tempi.
Anzichè aspettare fino a giugno la Sindachessa di Milano ha detto già in aprile che non ci sono i soldi per gli alberi per cui, o il comitato messo in piedi da Abbado (formato da Renzo Piano ed altre personalità ed esperti) trova degli sponsor oppure non se ne fa niente.
Al massimo si può trovare qualche euro per 150 alberi da piantare in centro alla città (se i commercianti non protesteranno perchè le chiome degli alberi non permettono di vedere le insegne pubblicitarie, se ..., se ... , se ...).
Al momento sui quotidiani è stato riportato solo il pensiero di Renzo Piano, ovviamente dispiaciuto per la presa di posizione del Comune di Milano.
Sono curioso di sapere cosa pensa Claudio Abbado!
Confermerà le tre date per i concerti alla Scala per i quali gli alberi rappresentavano il pagamento del suo cachet?
Certo che quando si è trattato di stipulare contratti di Swap con le banche senza averne capito un accidente (nella migliore delle ipotesi) o addirittura in modo truffaldino (come sostiene la Procura di Milano), i sapientoni del Comune non si sono fatti tanti problemi.
Il risultato è stato un danno per le casse comunali di circa 200 milioni di euro (fonte Il sole 24 ore, articolo di Marcello Frisone).
L'intero progetto degli alberi di Abbado sarebbe costato in tutto 2.200.000 euro per piantare 90.000 alberi.
Fate voi il conto di quanti alberi "ci stanno" in 200 milioni di euro, che forse sarebbe meglio scrivere per esteso, 200.000.000,per farne capire bene l'ordine di grandezza.
Alla prossima puntata ...

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