Concerto Trovesi/Tesi/Vaillant - Diego Minoia - musicista e scrittore

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Concerto Trovesi/Tesi/Vaillant

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TROVESI/TESI/VAILLANT ovvero l'altra musica

Domenica 17 Maggio si è tenuto a Boario Terme il concerto del Trio Trovesi/Tesi/Vaillant.

L'evento,una produzione originale della COOP.A.R.C.A.(Valtrompia) in collaborazione con il Circolo Culturale Ghislandi e la rivista Appunti,si è rivelato originale,godibile ed interessante.

Iniziamo col dire che, sotto l'aspetto organizzativo,ci presentavamo con grande disponibilità ma con scarsa esperienza specifica, essendo il primo tentativo del Circolo di proporsi come promotore di un evento musicale "dal vivo".

I rapporti con i co-produttori, con i musicisti, con i tecnici del suono, con la SIAE ecc. sono stati, nella varietà delle problematiche,una palestra che ci permetterà di impostare eventuali impegni futuri con maggior tranquillità.

Una nota specifica va riservata alla collaborazione con la COOP. A.R.C.A.

Tale collaborazione, rivelatasi in questo caso molto proficua, si potrà sviluppare nel tempo con progetti nuovi e con modalità appropriate, in modo da creare un polo produttivo musicale, forse
decentrato geograficamente rispetto ai grandi centri, ma attento alle tematiche culturali e musicali più interessanti.


Il Concerto

Il concerto, su indicazione specifica dei musicisti, voleva tendere ad essere più un incontro-scambio tra esecutori e pubblico che un Concerto "frontale" e distaccato.

Le caratteristiche stesse della musica proposta spingevano ad abolire quello steccato invisibile che spesso viene a crearsi tra Musicista e pubblico.

La scelta del luogo (la Sala '89), la bravura e la simpatia dei musicisti, unitamente alla disponibilità del pubblico, hanno prodotto un "feeling" indubbiamente stimolante,che ha spinto i concertisti a dare il meglio di sè.

Nei commenti del dopo concerto abbiamo colto generali consensi del pubblico sulla scelta del genere musicale e sulla qualità tecnico-esecutiva, così come da parte dei musicisti è stata sottolineata la competenza e la "partecipazione" del pubblico.

E' inutile dire che la soddisfazione dei musicisti e del pubblico è anche quella degli organizzatori, che traggono da queste valutazioni la spinta ad andare avanti sulla strada intrapresa.

Purtroppo va sottolineato che con la soddisfazione non si pareggiano i bilanci e che iniziative come quella in oggetto costano

Cifre consistenti (almeno per bilanci come il nostro).

E non si può certo pensare di recuperare grosse cifre con la vendita dei biglietti; la nostra linea è infatti stata di proporre l'ingresso ad una cifra poco più che simbolica.

Per le proposte future sarà quindi necessario,oltre al nostro impegno organizzativo e finanziario, il sostegno di enti pubblici o Privati decisi ad investire su proposte culturali valide.

I contenuti

E' abbastanza difficile classificare la musica del Trio Trovesi/Tesi/Vaillant; e la difficoltà è aumentata dalla diversa provenienza geografica e culturale, unita alle diverse frequentazioni musicali dei concertisti.

Una delle incognite più interessanti che si ponevano prima del concerto riguardava la posizione di Trovesi; come si sarebbe inserito, lui, musicista eclettico ma di matrice jazzistica/colta, nel
contesto già relativamente omogeneo e sedimentato del duo Tesi/Vaillant?

Si sarebbe inserito in punta di piedi, omologando il suo linguaggio a quello proposto dai colleghi, o avrebbe infilato i suoi strumenti nelle crepe della tradizione, forzandola verso il
Cambiamento e la contaminazione?

E ancora: la contaminazione del linguaggio tradizionale folclorico sarebbe stata "orizzontale" (travaso tra folclori geograficamente e stilisticamente diversi) o "verticale" (travasi stilistici tra linguaggi di epoche diverse ma appartenenti alla stessa area geo-culturale)?

Il concerto ha risposto a questi ed altri quesiti "amletici" presentandoci un Trio dal linguaggio abbastanza omogeneo, teso ad una contaminazione prevalentemente "orizzontale".

Tale scelta, sicuramente più "facile" sotto l'aspetto formale e stilistico, è derivata forse da considerazioni oggettive, quali la minima durata temporale del workshop, ma anche da considerazioni culturali e musicali personali dei musicisti.

Il risultato finale è stato, lo voglio ripetere, godibilissimo ed interessante.

Ciò non toglie che possa generare quesiti di ampio respiro, soprattutto in un periodo nel quale il recupero delle tradizioni musicali diverse, dei suoni "altri" rispetto alla cultura euro-centrica, viene perseguito in forme diversificate e non sempre condivisibili (ricerca etnomusicologia accanto alla cosiddetta World Music, dalla più seria alla più beceramente commerciale, uso
Di timbriche "etno" nelle produzioni più impensate e senza nessun riferimento ai contenuti musicali ecc.).

La con divisibilità di alcune scelte musicali dipende spesso anche dalla visuale "politica" utilizzata.

Mentre alcuni tendono a seguire una linea etnomusicologia tesa alla ricerca ed alla diffusione di "documenti" musicali (a volte magari di scarso interesse artistico), altri tendono invece ad offrire prodotti "nuovi", stilisticamente ineccepibili, basandosi sulle linee generali della tradizione attualizzata, riveduta e corretta.

Le scelte musicali si ricollegano quindi ad altre questioni: può la contemporaneità esprimersi con il linguaggio della tradizione? ; e il farlo non chiude chi si esprime in quel modo in un re-
cinto, a volte auto-costruito, che inevitabilmente lo "ghettizza"?

E ancora: la scelta di uscire dalla "turris eburnea" della ricerca musicologica, sposando la contaminazione, l'attualizzazione dei linguaggi e l'allargamento delle platee, nello stesso momento in cui genera vie nuove stilistiche ed espressive, non può anche creare comportamenti "devianti" da parte di singoli musicisti o di gruppi culturali o economici che, sfruttando a proprio vantaggio i meccanismi della cultura di massa e del "villaggio globale", in realtà impoveriscono ed annientano i valori della tradizione annegandoli nella ripetitività senza più significati, nel via vai delle mode ecc.?

Su questi  ed altri simili quesiti, certamente non esclusivamente musicali (si possono infatti riportare, con le opportune modifiche, in altri contesti che vedono coinvolti fatti e culture legati alla tradizione, dalla Santa Crus alle tradizioni letterarie fino ai comportamenti quotidiani) sarebbe auspicabile un ampio dibattito, favorito e stimolato dagli interventi dei nostri lettori.

Soltanto in questo modo lo sforzo propositivo del Circolo Ghislandi e della rivista Appunti, concretizzatosi nel concerto, avrà ricadute interessanti non più e non solo a livello personale, ma potrà risultare momento di crescita e di interesse per molti.

In fin dei conti, le scelte culturali devono essere fatte "anche" sulla base delle risposte a questi quesiti, e sarebbe interessante sentire le valutazioni sull'argomento di chi governa le scelte culturali che ricadono sulla collettività (amministratori sovracomunali, assessori alla cultura, responsabili delle biblioteche ecc.).

A tutti loro, oltre che ai nostri lettori (ca va sans dire) va l'invito alla partecipazione attraverso l'invio di interventi sul tema generale o su aspetti specifici.


 
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