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Bolero - film di Claude Lelouch

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Bolero (titolo originale Les uns et les autres) è un film diretto nel 1981 dal regista francese Claude Lelouch.
Nel cast alcuni grandi nomi internazionali, da Fanny Ardant a Geraldine Chaplin fino a James Caan.



La trama racconta quattro vicende familiari che si sviluppano nell'arco di cinquant'anni (dal 1936 agli anni '80 del secolo scorso), in luoghi del mondo assai lontani (Stati Uniti, Russia, Francia, Germania).
Ciò che unisce il tutto è la musica.
Ogni protagonista infatti ha a che fare con la musica e, forse un po' didascalicamente e semplicisticamente, viene associato al genere musicale che nell'immaginario comune richiama la sua nazione: il jazz per la famiglia statunitense, la musica classica per il pianista e direttore d'orchestra tedesco, la danza per la ballerina russa e per suo figlio, il cabaret delle Folies Bergére per i musicisti ebrei parigini.
Ogni vicenda si sviluppa apparentemente separata dalle altre fino a quando il destino (e gli avvenimenti storici) non avvicinano tra loro i protagonisti, prima in modo casuale ed infine, tutti insieme (attraverso le successive generazioni) nello spettacolo che chiude il film.



Il film può essere letto usando diverse chiavi d'interpretazione: le vicende umane e sentimentali dei protagonisti,gli eventi storici relativi al periodo della seconda guerra mondiale e del dopoguerra ancora guerreggiato in Algeria e in Vietnam, le riflessioni (mai inutili) sulle atrocità della guerra e, in particolare, sul disumano trattamento nei confronti degli ebrei, le riflessioni legate alle tematiche musicali tratteggiate nel film.
Nella trama sono anche inseriti richiami a vicende e personaggi realmente vissuti: la fuga del danzatore russo Nureyev all'aeroporto, che scelse la "libertà occidentale" al regime comunista,la musica della big band jazz del trombettista Glenn Miller, le accuse di filonazismo rivolte al direttore Herbert von Karajan per aver suonato davanti a Hitler in gioventù ...
Il film è stato realizzato anche in una versione televisiva, più lunga.
Nonostante la complessità degli eventi narrati (che costringe il regista a tratteggiare in modo forse superficiale alcuni passaggi) e il numero dei personaggi coinvolti (che obbliga lo spettatore ad un po' di attenzione supplementare) credo che valga la pena di dedicare del tempo alla visione di questo film.
Un'ulteriore complicazione deriva poi dal fatto che nella storia sono coinvolte più generazioni delle famiglie protagonista e i figli sono in alcuni casi interpretati dagli stessi attori che recitano la parte dei padri e delle madri.
Insomma, non mancano i difetti ma sono presenti anche numerosi pregi per gli amanti della storia, della musica e della danza.
2011 Copyright Diego Minoia



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Grazie per la cioccolata

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Grazie per la cioccolata (titolo originale Merci pour le chocolat, una volta tanto non stravolto dalle presunte necessità del marketing cinematografico italiano) è un film di produzione franco-svizzera diretto dal regista francese Claude Chabrol, uno dei creatori della Nouvelle Vague cinematografica transalpina insieme a Godard, Truffaut, Rohmer ...
Il film, prodotto nel 2000, fu presentato fuori concorso alla 57^ Mostra del Cinema di Venezia (fuori concorso, e molti critici lo definirono il film più bello della Mostra di quell'anno, perchè si volle in Giuria Chabrol)
La vicenda è, come spesso nel cinema francese, giocata sul non detto, sul percepito tra le pieghe dei dialoghi e delle espressioni.



I personaggi sono pochi e ben tratteggiati psicologicamente: Marie-Claire Muller, detta Mika,proprietaria di una fabbrica di cioccolato (Isabelle Huppert) André Polonski,pianista concertista (Jacques Dutronc), Guillaume Polonski, figlio di André e della sua prima moglie (Rodolphe Pauly), Louise Pollet, proprietaria di un laboratorio di analisi (Brigitte Catillon), Jeanne Pollet,sua figlia, dotata pianista in preparazione per un importante Concorso (Anna Mouglalis).
La Huppert, una delle attrici preferite di Chabrol, spesso interprete nei suoi film, è il personaggio centrale, rappresentazione algida e implacabile del Male assoluto che si nasconde nella mente umana.
Una rappresentazione non melodrammatica ma quotidiana e direi familiare del Male che porta alla rovina la vita di coloro che entrano nella "rete", nel suo spazio vitale.



E la musica?
Beh, la musica è un elemento essenziale e forte in questo film, non solo perchè due dei protagonisti sono pianisti e vi sono numerose scene in cui suonano ma anche perchè accompagna, con alcuni temi in modo ossessivo (ripresi da Funérailles di Franz Listz) lo sviluppo della vicenda e l'ossessione della protagonista, spaccata in due tra il Bene che mostra di fare (finanziando istituti medici) e il Male che ha dentro di sè.
Le annotazioni relative alla musica di Listz e di Britten date dal concertista Polonski alla giovane allieva sono interessanti e niente affatto scontate.
In conclusione: un buon film, ben girato, ben recitato ... con la musica nell'elenco dei protagonisti.

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