Film musicisti classica - Diego Minoia Blog - Diego Minoia - musicista e scrittore

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Ludwig van Beethoven - animazione

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Nell'ultimo post ho segnalato un documentario su Ludwig van Beethoven prodotto e trasmesso da History Channel.
Ora, per rimanere in argomento, vi segnalo un "corto d'animazione" che, in modo poetico e delicato, riassume in una dozzina di minuti la vita di Beethoven in modo inconsueto e originale.
Il titolo è Tales of an Old piano. Ludwig van Beethoven, realizzato nel 2007.



Attraverso un segno grafico morbido e una colonna sonora evocativa vengono presentati, anzi, sarebbe meglio dire trasmessi emotivamente, alcuni momenti della vita del grande compositore di Bonn.



Per tutta la durata del cortometraggio non si sente una parola: solo suoni e immagini.
E' un pregevole lavoro proveniente dalla Russia, scritto da Irina Margolina e diretto da Vladimir Petkevich per Studio M.I.R, società di produzione con sede a Mosca

Ecco il link per vedere questo bel filmato d'animazione:
http://www.spike.com/video-clips/i97box/tales-of-the-old-piano





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http://www.diegominoia.it/presentazione-4.html




Ludwig van Beethoven - Documentario History Channel

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Sappiamo che materiali documentaristici sulla musica e sui musicisti non abbondano e non sempre sono facilmente reperibili, soprattutto se abbiamo la necessità di proporli in italiano per un uso didattico.
E' quindi opportuno segnalare ogni produzione che possa arricchire l'offerta in questo settore.
History Channel, per esempio, nella sua offerta relativa al genere La grande storia: Biografie, ha prodotto nel 2008 un documentario su Ludwig van Beethoven, proposto anche in italiano l'anno successivo.



Si tratta di un documentario impostato in modo piuttosto tradizionale, con voce narrante alternata a brevi interventi di musicisti ed esperti vari, in cui però viene presentata la figura di Beethoven nei suoi aspetti più divulgativi e adatti al grande pubblico: le tormentate vicende familiari della fanciullezza, i trasferimenti a Vienna, i suoi rapporti con l'aristocrazia, la progressiva e dolorosa perdita dell'udito,gli amori infelici, i rapporti problematici con la nuora e il nipote ...



A volte la narrazione risulta un po' troppo fastidiosamente appoggiata ai classici clichè dell'iconografia beethoveniana, il genio, il dolor, la sregolatezza ..., ma bisogna accontentarsi, in mancanza di meglio.
In ogni caso un documentario di questo genere può aiutare a creare velocemente (dura 45 minuti, quindi perfetto per essere visionato durante una lezione scolastica) quel minimo di competenza di base che potrà permettere in seguito di aggiustare il tiro, aggiungere informazioni, fare ascolti musicali mirati ecc.



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La perdizione - film di Ken Russel su Gustav Mahler

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Film del 1974 (vincitore a Cannes, nello stesso anno, del Gran premio tecnico per le sue sequenze per l'epoca sperimentali) La perdizione è, come del resto ci si può aspettare da Ken Russel, un film visionario e provocatorio.
La musica è stato un interesse ricorrente del regista, che l'ha messa al centro di alcune delle sue più famose pellicole: da Tommy (la famosa opera-rock degli Who) a L'altra faccia dell'amore (su Caicovskij) fino a Lisztomania.
In La perdizione (titolo originale Mahler is still alive) girato nel 1974, la storia del compositore ebreo Gustav Mahler si snoda attraverso il racconto del viaggio in treno che riporta il musicista in Austria dopo il soggiorno americano.
Il viaggio diviene la metafora del suo percorso di vita, e le diverse stazioni in cui il treno si ferma, fra un'intervista giornalistica, bande musicali e lanci di fiori da parte dei suoi ammiratori, servono a fare da siparietti ai numerosi flash-back che ci ricordano alcuni momenti dell'infanzia e della vita adulta del compositore.



Il suo difficile rapporto con la moglie Alma, il suo caratteraccio, le difficoltà ad affermarsi come compositore e i successi come direttore d'orchestra, i problemi dovuti all'essere ebreo in un'Austria che si stava portando verso l'adesione alle idee naziste ...
Il nucleo centrale del suo pensiero, e la spiegazione delle sue problematiche psicologiche nei confronti di un mondo musicale che faticava ad accettarlo come creatore di musica, vengono forniti dalla frase che dice al giornalista: "Io dirigo per vivere e vivo per comporre".
Va comunque sottolineato che Mahler fu un bravissimo direttore d'orchestra e un ottimo e innovativo direttore artistico.
Nel 1897, a 37 anni, fece domanda per avere l'incarico di Direttore della Regia Opera di Corte (l'attuale Staatsoper di Vienna) e, per ottenerlo, si convertì alla religione cattolica (esisteva infatti un divieto di nominare ebrei in cariche pubbliche).
La sua attività come Direttore dell'Opera, protrattasi per ben dieci anni, avviò il recupero del repertorio del Classicismo (da Gluck a Mozart) senza per altro trascurare le opere di Wagner.



Molte scene del film si rifanno al rapporto speciale che Mahler ebbe con la natura e con la spiritualità.
Benchè il film di Russel non sia una biografia nel senso classico del termine, la sua visione può aiutare a capire meglio il pensiero mahleriano, soprattutto nelle parti di dialogo dove il musicista "spiega" le sue idee e le sue intenzioni.

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Io, Don Giovanni

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In Amadeus si parlava di Mozart in rapporto a Salieri.
In Io, Don Giovanni la figura di Mozart (per altro in funzione di comprimario, mal tratteggiato dallo sceneggiatore e peggio recitato dall'attore) viene messa in relazione con quella di Lorenzo da Ponte, vero protagonista del film.



Se il povero Amadeus è (mal) rappresentato come un "normale" musicista assalito dai dubbi (in una scena, al pianoforte, addirittura non riesce a scrivere per mancanza di ispirazione,nella scena seguente la melodia di Leporello Notte e giorno faticar gli viene ispirata da un'esecuzione a casa di un'allieva!) la figura centrale di Lorenzo da Ponte è affidata ad un inespressivo e monocromatico Lorenzo Balducci.
Del resto anche altri attori non brillano per efficacia: la cantante italiana Ferraresi (interpretata dalla georgiana Ketevan Kemolidze) parla con un accento che rende ridicola quasi ogni sua battuta.



Migliori invece le prestazioni di Fantastichini (nel ruolo di Salieri) e Moretti (Casanova).
Il meglio di questo film è rappresentato da immagini e ambientazioni (dove Carlos Saura ha dato il meglio di sè), luce e fotografia (realizzate con la consueta bravura da Vittorio Storaro) e per le musiche, prevalentemente mozartiane tratte dal Don Giovanni.
La storia è quasi completamente inventata e tutto viene predisposto nella trama, anche in modo abbastanza ingenuo e superficiale in alcuni momenti, per consentire gli incastri fattuali ed emotivi previsti dalla sceneggiatura.



Efficace la trovata di stabilire due diversi "piani narrativi" tra la vicenda dei personaggi del film e alcune scene tratte dall'opera Don Giovanni, che si intrecciano con la narrazione principale.
Poche le scene utilizzabili in ambito didattico e certamente il film non aggiunge molto a quanto già esisteva sull'argomento.
Un vero peccato comunque, considerato che Carlos Saura si era fatto apprezzare con lavori precedenti  di miglior qualità complessiva e certamente più vicini alla sua sensibilità e conoscenza.
Del resto, se è vero quanto asserisce Maurizio Cabona nella sua recensione per Il giornale, Saura non conosceva la figura di Da Ponte prima di iniziare a girare il film.
Evidentemente anche Saura "tiene famiglia" ...

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Il magnifico ribelle - film su Beethoven

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Unico film americano sulla vita di Beethoven, Il magnifico ribelle (The magnificent rebel il titolo originale) esce nelle sale nel 1962 per la regia di Georg Tressler.



La produzione è della Walt Disney, e questo già ci può dare indicazioni precise sulla tipologia del film: mettete insieme una certa quantità di verità storica (ma non troppa, altrimenti il pubblico si annoia) unita ad una notevole quantità di distorsioni della realtà (nelle migliori occasioni) e di invenzioni totalmente irreali, mischiate il tutto con dosi abbondanti di melodramma e di buoni sentimenti ed otteniamo quello che negli anni '60 era ritenuto un prodotto adatto alla TV.
Infatti questo film nasce per la diffusione televisiva e non per le sale.
Nonostante quanto detto, possiamo comunque trovare alcune sequenze utili per conoscere meglio Beethoven e il suo tempo.



La scena nella taverna in cui Beethoven espone, agli amici che lo esortano a trovarsi un protettore aristocratico, la sua avversione a rapporti di subalternità che gli impedirebbero di comporre ciò che ritiene giusto.
La scena in cui Ludwig è a lezione da Haydn il quale, dopo avergli fornito alcuni consigli su come avere successo presso l'aristocrazia, gli comunica di aver combinato una sua esecuzione a casa del Principe Lichnowsky.
La sequenza in cui si presenta a Palazzo del Principe e si rifiuta di entrare dalla porta di servizio, come era abitudine per i musicisti.
La scena in cui, durante un concerto, avverte i primi sintomi della sordità e la successiva visita medica.



La cosa più interessante di questo film è la presenza di Karlheinz Bohm, l'attore reso famoso dalla trilogia sulla Principessa Sissi, nella quale recitava la parte di Francesco Giuseppe.
Ma non è la sua recitazione, abbastanza inespressiva e certamente legata allo "stile" degli anni '60, l'elemento interessante.
Karlheinz Bohm era figlio di musicisti, la madre cantante lirica ed il padre, Karl Bohm, celebre direttore d'orchestra.
E' naturale che avesse ricevuto un'adeguata formazione musicale da cotanto padre ed è proprio questo l'elemento originale del film: l'attore esegue realmente i brani pianistici della colonna sonora con sincronismo e maestria tecnica (non ho informazioni su chi avesse realmente eseguito i brani, ma non escludo che lo stesso protagonista potesse aver realizzato le registrazioni che poi ha riprodotto in playback durante le riprese)

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Amata immortale - film su Beethoven

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Uscito nel 1994 per la regia di Bernard Rose e con la partecipazione di un cast internazionale di buon livello, questo Amata immortale (Immortal beloved nell'originale) prende le mosse dalla famosa lettera di Beethoven ad una innominata donna che inizia con le parole "Mio angelo,mio tutto, mio me stesso".



Come tutti i film agiografici sui musicisti anche questo non esita, a volte, a rileggere in modo un po' forzato specifici episodi della biografia di Beethoven, giustificando la scarsa adesione alla realtà con le ragioni del "contesto" legato all'interpretazione registica.
In questo caso il regista si è preso una bella libertà, quanto a interpretazione dei fatti, costruendo tutto il film e giustificando gli episodi narrati con una totalmente non provata trovata finale: l'Amata immortale era Johanna, la moglie del fratello di Ludwig, Caspar, che diede alla luce un figlio (nel film attribuito al compositore).



Lo stesso figlio che Beethoven ottenne in affidamento dopo anni di processi contro la cognata (e questa, invece, è storia reale).
La lettera comunque permette al film di indagare, tramite le ricerche del devoto Schindler (segretario e successivamente biografo di Beethoven), sui rapporti avuti dal Genio di Bonn con alcune donne che lasciarono segni significativi nella sua vita: la Contessa Anna Marie Erdody (Isabella Rossellini), Giulia Guicciardi (una come al solito poco espressiva Valeria Golino che, forse non a caso, viene gratificata di alcune scene di nudo) e Johanna (Johanna ter Steege).



La colonna sonora è ovviamente stracarica di melodie beethoveniane, attentamente scelte tra quelle più "facili" e popolari (dal tema della Sonata quasi una fantasia "Chiaro di luna" all'Adagio della sonata "Patetica", fino al tema dell'Inno alla gioia).
Nonostante quanto detto il film, a mio parere, merita di essere visto dai musicofili, non fosse altro che per ricordare a se stessi come la vita di Beethoven abbia attraversato momenti di tensione e di dolore certamente difficili da superare per chiunque.
Il suo caratteraccio, quindi, può essere almeno capito, se non proprio sempre giustificato.
Quanto all'eventuale uso didattico direi che vale la pena di utilizzare solo alcune sequenze ritenute utili per approfondire specifici argomenti che il docente intende trattare.
Ne cito solo alcune: la sequenza relativa all'infanzia (con il padre ubriacone che lo picchia), quella dove si evidenzia la sofferenza per la sordità incipiente e il tentativo di nasconderla, la scena in cui Beethoven sbaglia a dare gli attacchi agli orchestrali e la sordità diviene pubblica, i commenti su Beethoven a tavola a casa Guicciardi,le riflessioni sulla musica evocate da Schindler ricordando il suo primo incontro con il compositore,le scene relative ai processi per l'affidamento del nipote Karl.



Per chi invece cerca una sequenza molto carica emotivamente, e non priva di una sua poesia, consiglio quella nella parte finale del film: durante l'esecuzione della 9^ Sinfonia, in particolare il Tema dell'Inno alla gioia e parte del 4° movimento, rivediamo scene infantili delle botte, la fuga e l'immersione "a morto" in un laghetto.
La camera a quel punto si alza e si allontana progressivamente dal corpo del ragazzo Beethoven che, nell'acqua che riflette un cielo notturno stellato, diventa una stella a sua volta.
Personalmente mi ha richiamato alla mente Kant e la famosa frase tratta dal suo trattato Critica della ragion pratica: "Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me".
Beethoven era un lettore attento formatosi certamente anche sulle idee kantiane, oltre che sugli ideali Illuministici  francesi e su quelli protoromantici dei poeti dello Sturm und Drang (il testo dell'Inno alla Gioia, non casualmente è ripreso da Schiller).
Nella sua vita Beethoven avrà certamente fatto molti errori, ma credo (e la sua musica è ancori lì a ricordarcelo) che abbia sempre cercato di seguire il precetto kantiano.
Quanto servirebbe che anche oggi ci fossero più persone che agiscono in base ad una ferrea legge morale.

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Documentario La vita e le opere di J.S.Bach - Epoca: Barocco

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In Italia, si sa, la cultura non è particolarmente amata, nè dai cittadini nè da coloro che dovrebbero favorirne la diffusione nella società.
Per averne la conferma basta provare a reperire del materiale audiovisivo decente su Compositori ed epoche stilistiche musicali.
A parte qualche meritoria eccezione (Piero Angela e pochi altri) nel paese della musica (ma è ancora così?) la televisione pubblica non produce e non si preoccupa di trasmettere materiale del genere.
Neppure a orari improponibili, come faceva una volta, e comunque non sulle reti generaliste.
Qualche cosa di più si trova battendo a tappeto internet e i negozi di audiovisivi all'estero ... o i canali satellitari.
Il problema maggiore, una volta trovato il materiale adatto ad un uso didattico in ambito scolastico (e già questo non è semplice), risulta essere la lingua.



Un film o un documentario in inglese, tedesco o francese è praticamente fuori dalle possibilità di comprensione della maggior parte dei nostri studenti.
Però qualche possibilità esiste.
RaiSat Show ha trasmesso tempo fa un documentario intitolato The Life and Works of Johann Sebastian Bach
.
Una breve presentazione in italiano potrebbe scatenare inopinati entusiasmi ... ma poi il documentario inizia e ci si deve accontentare di sottotitoli italiani a interviste realizzate in francese, tedesco e inglese.
E ringraziamo che ci hanno messo almeno i sottotitoli.
Il documentario si rivela comunque utile, purchè si interrompa abbastanza spesso per sottolineare i concetti e gli avvenimenti più importanti che altrimenti, ad un uditorio studentesco poco abituato ai sottotitoli, rischierebbero di sfuggire.
La vita di Bach viebe raccontata in modo sintetico e con un montaggio che cerca di rendere l'argomento un po' più vicino alla sensibilità giovanile (... dei giovani di qualche anno fa).



Nel deserto dell'offerta disponibile però questo è quanto di meglio si possa trovare.
Starà poi al docente aggiungere ed approfondire sfruttando gli agganci offerti dal documentario.
Per esempio: interessante la sequenza all'organo tedesco a tre tastiere (di cui due sono collegate), registrate con timbri diversi, che consentono l'alternanza timbrica veloce nei "botta e risposta" musicali bachiani.
Utile anche la sequenza con la breve esecuzione di un passaggio virtuosistico alla pedaliera.
Inoltre le scene ed i frammenti musicali in cui si vede e si sente suonare il clavicembalo, o una tipica orchestra barocca che esegue un frammento da un Concerto brandeburghese, o una Cantata per coro e orchestra, o qualche passaggio della Cantata del caffè.
A livello formale possono fornire spunti di approfondimento le sequenze in cui si parla del Clavicembalo ben temperato
(e del sistema equabile) nonchè, nel finale del documentario, la parte riguardante L'arte della fuga.
Insomma, non è la pappa pronta, ma però ci si può agganciare a questo documentario per renderlo più masticabile e saporito dai nostri alunni.

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Impromptu (Chopin amore mio) - Epoca: Romanticismo

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Il titolo originale di questo film, Impromptu (decisamente più raffinato e musicale della nazional-popolare versione italiana: Chopin amore mio), rimanda immediatamente al concetto artistico di Improvviso (improvvisazione, moto immediato dell'animo, impulso creativo) che ha caratterizzato buona parte dell'epoca romantica.



Del resto un film che parla di musica e di  musicisti (Chopin
e Listz) giustifica pienamente il titolo, visto che il termine Impromptu ha caratterizzato nel secolo XIX composizioni dalla struttura formale molto libera e derivate da idee musicali nate durante momenti improvvisativi.
Giusto per la cronaca, diversi musicisti diedero questo titolo a loro composizioni: Franz Schubert scrisse 8 Impromptus (Op.90 e op. 142) più tre che vennero così identificati dopo la morte dell'autore, Frédéric Chopin ne compose 3 e una Fantasie-Impromptu, Franz Listz scrisse un Impromptu brillant, Robert Schumann scrisse degli Improvvisi op.5 su un tema della moglie (la pianista e compositrice Clara Wieck).



Uscito nelle sale cinematografiche nel 1991, il film è stato diretto da James Lapine che si è avvalso di un cast di buoni caratteristi con almeno un paio di nomi di richiamo per il grande pubblico (Hugh Grant nel ruolo di Chopin e Emma Thompson nei panni della campagnola duchessa d'Antan).
Nei momenti topici del film la colonna sonora propone musiche di Chopin.
La trama si riduce sostanzialmente alla narrazione dei rapporti umani, sociali, sentimentali ed artistici, di un gruppo di intellettuali operanti a Parigi nell'anno 1836: la scrittrice George Sand
, i musicisti Frédéric Chopin e Franz Listz, il pittore Eugene Delacroix, il poeta Alfred De Musset.
Un invito in campagna, nella residenza della duchessa d'Antan, fornirà l'occasione per raccontare uno "spaccato" di vita di questi personaggi, oscillanti tra slanci artistici e difficile gestione dei loro rapporti sentimentali, tra soddisfazione di assaporare il riconoscimento sociale che il valore artistico procura e desiderio di sbeffeggiare e "sfruttare" un'aristocrazia che li incensa ma forse non li capisce.



Per chi volesse farne un uso didattico il film mostra con una certa accuratezza gli aspetti mondani (abbigliamento, arredamento degli ambienti aristocratici e borghesi, relazioni sociali ecc.) e presenta alcuni passaggi specificamente utili per comprendere la vita sociale e culturale dell'epoca:la scena iniziale presso l'editore, la serata nel salotto della baronessa Laginsky, la rappresentazione teatrale a casa della duchessa d'Antan.
Altre scene significative: la sequenza in cui George Sand si introduce di nascosto nella camera di Chopin e ascolta la sua musica stesa sotto il pianoforte,la scena dove Chopin e Listz suonano a 4 mani musica di Beethoven (per la precisione il 3° movimento della Sinfonia n°6 Pastorale), la movimentata cena a casa della duchessa d'Antan, la scena in cui George Sand si dichiara a Chopin (lei gli chiede un minuto per parlare e lui inizia a suonare il Valzerop. 64 n° 1, conosciuto come valzer di un minuto ... questa cosa in effetti è forzata e anche un po' ridicola).
La vicenda del film, passabilmente romanzata e focalizzata sui rapporti personali, non fornisce comunque particolari informazioni sulle attività artistiche dei personaggi e sul loro carattere.
Solo la figura di Aurore Lucile Dupin (George Sand) emerge dal tratteggio superficiale dei personaggi, grazie alle caratteristiche anticonformistiche della scrittrice che fecero scandalizzare i benpensanti dell'epoca: il divorzio dal marito aristocratico e la serie nutrita di amanti collezionati, il vezzo di vestirsi da uomo e di fumare il sigaro, il suo temperamento passionale ...

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Io e Beethoven - Epoca: Classicismo

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Diciamolo subito: il film Io e Beethoven (regia di Agnieszka Holland 2006) ha deluso le mie aspettative, come del resto succede quasi regolarmente con i cosiddetti biopic (film biografici) di argomento musicale.



Vi sono però alcune scene che possono essere utilizzate nella didattica per stimolare utili riflessioni sul grande compositore di Bonn, sul suo percorso artistico e sulla sua epoca.
Ma andiamo con ordine.
La trama del film è quasi completamente inventata e rari sono i riferimenti a situazioni vere e rappresentate in modo credibile.
Il personaggio intorno a cui ruota la narrazione infatti è Anna Holtz, compositrice mai esistita, che nel film diviene copista di Beethoven.
Lo stesso titolo del film, Io e Beethoven, denuncia chiaramente che non è il compositore il fulcro dell'interesse della regista: avrei apprezzato certamente di più un film intitolato, e realizzato conseguentemente, partendo dal titolo Beethoven ed io.
Nel corso del film possiamo notare che il compositore viene descritto, in questo caso coerentemente con la realtà, come un uomo ombroso e irascibile.
Nella relazione con la copista, puramente professionale ed umana, sembra però che il suo imperioso carattere si pieghi e si addolcisca.
Decisamente troppo.



La regista non solo mostra un Beethoven che accetta tranquillamente che la sua copista "corregga" un passaggio della 9^ Sinfonia ma addirittura non fiata neppure quando lei gli spiega il significato di quel passaggio!
Ma stiamo scherzando?!
Non solo.
Beethoven viene mostrato in una scena in cui, presso il convento dove risiede Anna Holtz, si inginocchia davanti a lei per implorare il suo perdono (in precedenza aveva dileggiato una composizione che la compositrice/copista gli aveva sottoposto).
Non esiste proprio.
Persino nell'unica scena legata ad un fatto realmente accaduto (la prima esecuzione della Nona con Beethoven che dirige l'orchestra assistito) la regista ha travisato la verità storica mostrando Anna Holtz che, nascosta tra gli strumentisti, dà gli attacchi al compositore affinchè non sbagli.
La verità storica invece dice che fu Michael Umlauf, direttore musicale del Teatro Kärntnertor, a dirigere l'orchestra a fianco del compositore.
Per non parlare del fatto che Beethoven viene mostrato come uno un po' duro d'orecchi ma che riesce a dialogare tranquillamente mentre a quell'epoca (ricordo che il film narra vicende ambientate tra il 1824 e il 1827, anno della morte del compositore) Beethoven non sentiva quasi nulla ed era costretto ad usare i famosi quaderni dove gli interlocutori scrivevano ciò che avevano da comunicargli.



Se aggiungiamo l'evidente "ispirazione" (la vogliamo chiamare così?) della scena in cui Beethoven ammalato detta la musica alla copista, evidentemente ripresa dalla parallela scena presente in Amadeus di Milos Forman (film realizzato 22 anni prima), capiamo il livello di originalità ed ispirazione della regista.
Accertato che la trama è totalmente fantasiosa, e quindi inutilizzabile come sussidio didattico da proporre agli studenti, veniamo ora agli aspetti che possono invece essere utili, quantomeno per stimolare riflessioni.
La scelta dell'artista, per esempio, di abbandonare il linguaggio convenzionale della sua epoca, che lo aveva portato al successo ed alla grande considerazione popolare, per esplorare nuovi ed impervi sentieri espressivi.
Utile, a questo proposito, la scena della prima esecuzione della Grande fuga per Quartetto, nella quale (un po' troppo didascalicamente a mio parere) si vedono i presenti alzarsi uno ad uno ed abbandonare la sala.
Il linguaggio musicale usato era troppo aspro e innovativo per gli ascoltatori dell'epoca.
Questo è uno spunto di riflessione che potrebbe essere utilmente sviluppato in classe.
Qual è il fine dell'arte? A cosa deve puntare l'artista quando crea? Cosa spinse Beethoven a questa scelta? Fece bene o male?
Volendo poi attualizzare la situazione si potrebbe proporre qualche spunto legato a scelte artistiche simili, magari tratte da generi musicali diversi rispetto alla musica colta.
Validi anche esempi tratti da altre forme artistiche.
Un suggerimento legato alla musica leggera?
Perchè non approfondire le ragioni di Lucio Battisti che, al culmine della carriera e del successo, cambiò paroliere ed iniziò a produrre canzoni stilisticamente e contenutisticamente divergenti rispetto a quelle che lo avevano portato al successo?

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Amadeus - Epoca: Classicismo

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Inizio questa categoria con un post su Amadeus, film del 1984, diretto da Milos Forman, che si portò a casa la bellezza di 8 premi Oscar, 4 Golden Globe e 3 David di Donatello (più altri premi minori).



Forman, prima di girare questo film aveva già realizzato pellicole importanti come Taking off (1971), Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), Hair (1979) e Ragtime (1981).
Girato prevalentemente in Repubblica Ceca, che ha garantito ambientazioni d'epoca a costi minori rispetto all'Austria, questo film è particolarmente adatto per immergersi nell'epoca del secondo settecento.
Costumi, arredamenti, ambientazioni ... ma anche relazioni sociali e intrighi di corte, sono perfettamente e fedelmente rappresentati.
Altra cosa la trama.
Infatti essa è basata su voci malevole circolate già poco dopo la morte di Mozart, riprese nel 1830 da un racconto di Puskin (Mozart e Salieri) e sviluppate quasi un secolo e mezzo dopo da un lavoro teatrale di Peter Shaffer.



In Amadeus tutta la struttura drammatico/emotiva del film è basata sul falso dualismo Antonio Salieri/Amadeus Mozart.
In sostanza si vuole indurre a pensare che Antonio Salieri, Compositore di Corte dell'Imperatore Giuseppe II, prima ammaliato e poi ingelosito dal genio del giovane collega, lo abbia ostacolato nella carriera fino a progettarne la morte (non prima di avergli commissionato una Messa da Requiem che lo stesso Salieri avrebbe poi fatto eseguire ai funerali di Amadeus spacciandola per propria).
A parte il fatto che storicamente questa tesi è più falsa di un biglietto da tre dollari (come direbbero negli Stati Uniti) in quanto semmai era Mozart ad invidiare Salieri per il prestigio e gli onori che Vienna e l'Europa gli tributavano.
Salieri certo non possedeva il genio mozartiano, ma era un ottimo compositore, il più famoso della sua epoca, ben lungi dall'essere il "campione dei mediocri" come gli fanno confessare in chiusura del film.
Ci sono prove delle sue capacità?
Certo.
Oltre a insegnare musica all'imperatore ed ai suoi congiunti, Salieri ebbe una carriera prestigiosa come docente.
Fu maestro, tra gli altri, di musicisti come Beethoven, Schubert, Listz e molti altri.
E scusate se è poco ...
Per inaugurare il Nuovo Regio Ducal Teatro di Milano (oggi Teatro alla Scala) l'Imperatrice Maria Teresa d'Austria a chi commissionò la composizione di una nuova opera?
Ad Antonio Salieri, che scrisse Europa riconosciuta.



Salieri fu amico dei più importanti compositori del suo tempo, da Haydn a Gluck a Piccinni.
Viaggiò molto in tutte le principali capitali europee per eseguire la sua musica, sempre con enorme successo.
Altro che "mediocre provinciale" come viene rappresentato in Amadeus.
Insomma: vedete e fate vedere questo straordinario film, ascoltate a fate ascoltare le bellissime musiche che lo impreziosiscono, gustatevi i costumi e le ambientazioni curatissimi ... ma non dimenticate che l'assunto di partenza della storia è falso.
Tra l'altro si sa benissimo chi fu a commissionare il Requiem a Mozart.
Fu il Conte Franz von Walsegg-Stuppach, musicista dilettante che amava "comprare" a peso d'oro composizioni realizzate da musicisti professionisti spacciandole poi per proprie.
Da non perdere: tutte le scene legate alle rappresentazioni teatrali (Ratto del serraglio, Nozze di Figaro, Don Giovanni, Flauto magico) e la commovente straordinaria scena di Mozart che sul letto di morte detta a Salieri le immortali note del Confutatis e del Lacrimosa.
Al di là della falsità del fatto, Forman riesce a dare un'idea abbastanza precisa di come "lavora" la mente del compositore.
Mentre Mozart compone in presa diretta noi sentiamo la realizzazione sonora di quanto sta dettando.
Straordinario momento di cinema ... e di musica

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